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FLUSHTUBE PAVILION

Roma, Ponte Milvio.

B.R.R. (Matteo Benucci, Carmelo Radeglia, Alessandro Rosa)


Il progetto del padiglione inserito nell’ambito del tema TEVERE CAVO muove dall’idea di negoziare con un ecosistema naturale che è proprio di questo fiume. Il nome del padiglione, flushtube, rimanda ad alcune accezioni come al verbo fluire, lavare, sciacquare, colorare. Uno spazio di interrelazioni che nasce dal Tevere e vive solo grazie ad esso e ai suoi fruitori. La materializzazione dell’idea è espressa in un tubo trasparente di 20 metri di lunghezza, con un ingombro di 12 x 12 metri e composto da 40 moduli-sezioni che si snoda in prossimità di ponte Milvio (a est dello stesso). La sua morfologia serpentina nasce proprio dal flusso (portata) del fiume e da quello informativo introdotto ancora dal fiume e dai fruitori. L’acqua del Tevere, d’aiuto anche alla generazione di energia attraverso delle micropale in profondità che sfruttano il moto dello stesso, pompata all’interno della doppia membrana esterna e filtrata dalla presenza di alghe fitodepuranti si muove liberamente nel padiglione generando una concezione di trasparenza, colore e pulizia poiché man mano che si attraversa la struttura si ha sempre una percezione diversa dell’ambiente esterno ed interno poiché, il colore è visto in maniera diversa in base alla pulizia raggiunta delle acque. Queste vengono poi rilasciate in un ciclo continuo di interazione. Questo è un altro tema condotto attraverso lo strettissimo rapporto natura-information technology-uomo. I visitatori hanno la possibilità di interagire con la struttura. Essi munendosi di un QR Code hanno la possibilità che questo venga letto da dei dispositivi all’interno della struttura e proiettato in uno spazio che solo dimensionalmente rompe la continuità del flusso di colori generato dalla pulizia delle alghe fitodepuranti. Il QR Code rimanda ad un sistema informativo in cloud che permette l’acquisizione di immagini da proiettare. 20 piani proiettivi tra 20 gradazioni di colore. L’informazione, dunque, arrivando attraverso il Tevere genera energia, trasparenza, colore, pulizia mentre col supporto dei visitatori si vitalizza o meglio umanizza il sistema poiché essi sono come dei registi che decidono cosa vedere e percepire all’interno, sia come visuali che proiezioni.

 

30 aprile 2014

 

 

 

TC